Manga-underground

Scegliere il libro da comprare – quando non ne ho già in mente uno preciso – è uno dei piccoli piaceri irrinunciabili che anticipano quello della lettura. Passo in rassegna titoli e copertine in esposizione. Anche la casa editrice gioca la sua parte, o il nome dell'autore/autrice. Ma spesso cerco "roba nuova". Prendo in mano i libri che mi colpiscono di più, leggo le informazioni sul retro di copertina o nelle alette interne (che sicuramente hanno un termine tecnico ma io non lo conosco e, per il momento, me ne frego); poi qualche riga scelta a caso fra le pagine. Quindi decido se comprarlo o rimetterlo sullo scaffale.
E' andata così anche per Serpenti e piercing di Hitomi Kanehara, pubblicato in Italia da Fazi Editore. E ha sicuramente giocato molto nella scelta la mia curiosità nei confronti dell'Estremo Oriente. Curiosità culturale, non finalizzata all'assunzione tout-court di modelli di vita che non sento appartenermi. Eppure, dopo aver letto già diversi romanzi di autori cinesi, giapponesi, vietnamiti, sono gli autori del Sol Levante quelli che mi sconcertano di più. Da brava fan di anime e manga classici, ma anche dei più recenti film horror made in Japan (vedi il recente Ringu o The Grudge), non ho potuto fare a meno di comprare questo libro, dopo aver letto che il New York Times ha dichiarato la ventenne autrice di Serpenti e piercing "l'icona della cultura underground giapponese" e, in più, che la storia narrata prende le mosse dalla body modification – "'Lo sai cos'è lo split tongue?' 'Che sarebbe? Una lingua biforcuta?' 'Brava. Come quella dei serpenti, o delle lucertole. Anche un essere umano può farsela così'."
Ho letto il libro tutto d'un fiato, in treno, tra Roma Termini e Caserta. La scrittura è essenziale, impassibile, come lo sguardo di Luì, l'io narrante di questa storia, che racconta, quasi senza emozione, la sua iniziazione alla trasformazione del corpo (split tongue, tatuaggi), alla ricerca, così, di una trasformazione totale della sua persona. Ma è uno sguardo vuoto: questi gesti estremi di manipolazione del proprio corpo, alla fine, sembrano non avere nessun senso, oltre quello di procurare dolore: "(…) Non posso credere a niente. Non posso sentire niente. Gli unici momenti in cui riesco a percepire chiaramente di essere viva è quando provo dolore fisico. (…)"
Anche l'amore e il sesso sono legati al dolore, alla morte. In modo crudele.
Ancora una volta il Giappone – e la sua nuova generazione underground – mi sconcerta e mi affascina.
"(…) 'Shiba-san, intanto pensiamo al piercing'.
(…) 'Fuori la lingua. Dove lo vuoi il buco?'
Con la lingua davanti allo specchio gli indicai un punto al centro, a un paio di centimetri dalla punta, alché Shiba, con mano esperta, ci passò sopra un batuffolo di cotone e fece un segno nero sul punto che gli avevo indicato.
'Poggia il mento sul tavolo'.
Sempre con la lingua di fuori mi abbassai come mi era stato detto. Sotto ci stese un asciugamanino e inserì il gioiello nella pistola. (…) Avevo già le mani sudate, una sgradevole sensazione di umidiccio. Puntò verticalmente la pistola e premette l'estremità contro l'asciugamanino. La lingua bloccata nel mezzo; sotto, il freddo contatto del metallo.
'Occhei?'.
Sentii la sua voce morbida e gli feci un leggero cenno alzando gli occhi. Sussurrò appena
vado eh, e mise il dito sul griletto. Quella voce mi fece affiorare alla mente l'immagine di Shiba che faceva sesso. Chissà se anche in quei momenti dava il segnale del via sussurrandolo così. Chak! Un brivido mi attraversò il corpo. Un brivido molto più violento di quello che provo quando ho un orgasmo, pelle d'oca e un breve sussulto. Sentii lo stomaco contrarsi, e contemporaneamente, chissà come, anche la vagina. Come con l'extasy, un formicolio per tutti i genitali. Con uno scatto il gioiello si staccò dalla pistola, e io, libera di muovermi, ritirai dentro la lingua col viso contratto. (…)" (pp.14-15)
Hitomi Kanehara, Serpenti e piercing, Fazi Editore, 2005

Manga-undergroundultima modifica: 2005-06-28T15:36:09+02:00da kjria
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