Sabato sera al cinema

Era sabato sera. Pioveva, e la pioggia m'impediva di distendermi. Sentivo che cominciavano a venirmi le rughe e che la realtà alla quale mi ero sempre sentito saldamente attaccato fino a quel momento non mi teneva più. Mi staccavo, goccia dopo goccia, da quel muro solido che mi aveva permesso di guardare in faccia il mondo.
Lei stava lì, che si addossava il più possibile ad una saracinesca abbassata per proteggersi dall'acqua.
E mi fissava. Fissava me che le ero di fronte, dall'altra parte della strada. Aveva lo sguardo contrariato ma incuriosito. Capii subito che ero stato io a suscitare quell'interesse. Sapevo di essere bello, anzi, più che bello, affascinante. Credo, infatti, che sia l'interesse il sentimento che suscito più spesso in coloro che mi osservano, e dall'essere interessante al risultare affascinante il passo è breve.
Dunque, lei mi fissava incuriosita e strizzava un po' gli occhi per vederci meglio. Io, invece, riuscivo a vederla benissimo e mi piaceva. Mi era piaciuta subito. Doveva essere molto giovane. Aveva i capelli chiari raccolti in una treccia che le scendeva su una spalla e indossava un giaccone colorato abbottonato fin sotto al mento.
Mi domandavo cosa ci facesse lì, sola, sotto la pioggia. Forse aspettava qualcuno o, forse, m'illudevo, era lì per me…
Avrei voluto dirle qualcosa, farle un cenno di saluto. Ma… come?
Continuavamo a fissarci e sentivo che lei mi piaceva sempre di più. Penso fosse per quel suo modo di guardarmi. Era diverso da quello in cui lo facevano gli altri. Il suo mi metteva quasi in imbarazzo. Ormai ero letteralmente zuppo di pioggia. Era forse per quello che l'incuriosivo? Mi accorsi che il suo sguardo si addolciva mentre mi osservava. Forse ero riuscito a distrarla un po' con il mio atteggiamento aperto e disponibile. Le avrei sorriso di più di quanto non facessi già, se solo mi fosse stato possibile.
Guardò l'orologio. Allora, aspettava qualcuno… Poi guardò per la via. Sollevò di nuovo il suo sguardo su di me e, attraversando di corsa la strada, mi venne incontro. Si fermò sotto i miei occhi impotenti. Sentivo battere. Era la pioggia o quello che chiamano cuore? Ma non ebbi nessuna reazione evidente. Come avrei potuto? Sembrava essere venuta per osservarmi da più vicino. Mi scrutava. I suoi occhi scorrevano veloci ed attenti sul mio corpo fradicio. Sentii un fremito percorrermi tutto. Era il vento o il piacere? Avrei voluto abbracciarla in quel momento. Mi sentivo felice. Io, felice?! La dura realtà che mi teneva in piedi si allontanava sempre più da me. Mi stavo afflosciando, ripiegando su me stesso, ma non provavo dolore, né avvilimento. Anzi, ero come liberato. Lei si accorse del mio cedimento fisico e sembrò dispiaciuta. Cercò di afferrarmi da una parte, ma l'unico imbarazzante risultato fu quello di sporcarle la mano di pioggia e colla.
La pioggia.
La pioggia aveva smesso di cadere e c'era già più gente per strada. Un clacson strombazzò nella via. Lei si voltò. La chiamavano. Mi guardò di nuovo per un attimo e poi se ne andò. Io restai lì, ancora mezzo appeso al muro, che a stento cercavo di adempiere al mio breve compito. Un altro giorno soltanto e sarebbe arrivato un nuovo film. E con lui, un altro manifesto avrebbe preso il mio posto. Ma quel sabato, quel sabato era stato un sabato speciale. E poi, chissà, con questo riciclaggio di carta, chissà che non la incontri ancora…

Sabato sera al cinemaultima modifica: 2006-04-30T11:32:26+02:00da kjria
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