The London Experience – parte 1

Come mai mi è tornato in mente stamattina? Non me lo ricordo più…
Forse stavo pensando che in tutti questi anni non ho mai sentito il bisogno di andare lontano da lui; non mi sono mai sentita costretta nel nostro rapporto a due. Certo,  i momenti in cui ho desiderato allontanarmi da tutti ci sono stati, i momenti quando volevo fuggire, perdermi e, quindi, allontanarmi anche da lui. Quei momenti ci sono stati. Ma lui non ne era mai la causa. E lasciarlo, quando partivo, era sempre un po' difficile, un po' triste. Ma lo facevo comunque. Sapevo che sarei tornata presto. Una volta, però, è stata più difficile delle altre. È stato a Londra.
Lui aveva deciso di andare via. Avevamo vissuto per più di un mese vicinissimi, quasi sempre insieme, in giro per Londra, alla ricerca di lavoro (che io avevo trovato presto e lui no), condividendo una minuscola stanza d'ostello, così piccola che dovevamo coordinare bene i movimenti per non restarci incastrati.
Avevamo litigato quando lui aveva preso quella decisione, di tornare in Italia. Pensavo che anche lui, come me, avesse voglia di stabilirsi lì in maniera definitiva e invece venivo a scoprire all'improvviso che avevo interpretato male: la sua era solo una prova. E la prova non aveva funzionato. Se ne sarebbe andato. Io, testarda, sarei restata, almeno fino alla fine del mio contratto temporaneo, fino a dopo Natale.
Era l'inizio di novembre. Partì di mattina. Ci salutammo nella stanzetta dell'ostello. Io andavo al lavoro, lui avrebbe fatto i bagagli e sarebbe andato in aeroporto. Separarsi fu triste ma tornare all'ostello dopo il lavoro fu terribile. Erano le sei/sette di sera, non ricordo più. Era buio. Faceva freddo. Entrai nell'ostello. Salii al mio piano e trovai un sudafricano fuori di testa che con cappotto e cappello di lana e cuffia alle orecchie ballava sul pianerottolo al buio. Arrivai alla nostra stanzetta. Aprii la porta. Entrai e accesi la luce. La sua roba non c'era più. Un tuffo al cuore. Freddo. Un tremolio da qualche parte dietro gli occhi. Richiusi la porta alle mie spalle. Sul letto a castello c'era un biglietto e una mela. Una delle sue mele, quelle che lui mangiava ogni giorno e voleva che mangiassi anch'io (ma io mi rifiutavo. Non mi piacciono le mele). Lessi il biglietto. Poche parole di una dolcezza infinita e il messaggio finale: "Mangia le mele!" Scoppiai a piangere. Singhiozzavo in maniera disperata e non m'importava nulla se qualcuno mi avesse sentita attraverso le pareti sottili dell'ostello. Mi abbracciavo, dondolando seduta al bordo del letto e piangevo. Avevo l'impressione che mi avessero strappato l'anima. Mi sentivo come una bambina smarrita. E non riuscivo a smettere di piangere. All'improvviso ero sola. Completamente sola. Mi sembrava di essere sul punto di spezzarmi, di morire. Ma, per quanto il cuore faccia male a volte, raramente si muore di dolore. (Continua…)

The London Experience – parte 1ultima modifica: 2006-05-14T11:08:43+02:00da kjria
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