Memorie di un nano gnostico

"1518
Clementissime Domine, cuius inenarrabilis est virtus.
Questa mattina Sua Santità mi ha chiamato a leggergli sant'Agostino, mentre il medico applicava unguenti e balsami sul suo culo purulento; uno in particolare, a quanto pare preparato con piscio di vergine (dove avranno scovato una vergine a Roma?) e con un'erba rara proveniente dall'hortus siccus privato di Bonet de Lattes, il protomedico ebreo del Papa, puzzava in modo abominevole. Tuttavia, non era peggiore del fetore nauseabondo delle pustole suppuranti e delle piaghe stillanti che adornavano il martoriato deretano di Sua Santità. (Tutti alludono a queste repellenti afflizioni come a 'fistule', ma io non sono impastoiato della prudenza egoistica del tatto.) Con l'alba sollevata sopra i fianchi, e le mutande calate attorno alle caviglie, l'uomo più potente del mondo giaceva stravaccato sul letto come un efebo in attesa d'essere debitamente sodomizzato.
Sodomizzato lo è stato, più e più volte; donde le condizioni del suo culo. Sua Santità preferisce assumere il ruolo femminile, contorcendosi e strillando sotto qualche nerboruto giovanotto, come una sposa penetrata per la prima volta. Non che io trovi personalmente da obiettare a simili comportamenti; dopotutto Leone è il Papa e, fuorché dichiarare pubblicamente che Dio è maomettano, può fare quello che gli pare e piace. Ad ogni modo, mi va di pensarmi uomo tollerante. Mi riesce facile ignorare vizi e debolezze in un ambito dell'attività umana che non suscita in me alcun interesse. E anche se lo suscitasse, immagino ci vorrebbe qualcuno con un vizio davvero particolare per
trovare una qualche attrazione sessuale in un nano gobbo. Che è ciò che sono."

Questo il magistrale incipit delle memorie di Giuseppe Amadonelli, Peppe, convertito alla dottrina gnostica dalla dolce Laura de' Collini. Memorie che coprono un periodo che va dal 1478 al 1521. Nonostante mi aspettasi forse qualcosa di più dal romanzo di David Madsen (pseudonimo di un teologo e filosofo inglese che preferisce mantenere l'anonimato), ritengo si tratti comunque di un'opera degna di nota. Non foss'altro
che per le atmosfere che il racconto riesce ad evocare: dalla Roma trasteverina popolata da creature miserevoli e crudeli, agli sfarzi della corte pontificia ipocrita e corrotta di Leone X; dagli eccessi lussuriosi dell'aristocrazia romana a quelli dei monaci inquisitori che torturano, trucidano e mandano al rogo gli eretici in nome di Santa Madre Chiesa con fervente zelo e dedizione.
Alla fine, mi pare che l'umanità raccontata in queste pagine sia stata tutta dipinta usando lo stesso tratto: quello della bestialità. Uomini e donne più simili alle bestie, già. Perfino l'angelico Raffaello nasconde il suo lato oscuro e bestiale.
Eppure mi sono persino ritrovata a ridacchiare nel leggere alcuni passi per quanto truculenti e violenti fossero. Come questo:

"Marc'Antonio Nino venne arrestato e torturato; per la precisione, gli bruciarono via il prepuzio con delle tenaglie incandescenti, con l'effetto di persuaderlo a copiose ammissioni compromettenti. Strillando come una iena in travaglio, ammise tutto ciò che volevano, e anche di più. Confessò persino pratiche sessuali con una vacca, cosa che nessuno gli aveva chiesto, e che tutti rimasero piuttosto sorpresi di sentire; ad ogni modo, il fatto venne giudicato irrilevante."

Così, il dolore sembra essere la condizione più naturale dell'esistenza umana. Scrive Peppe:

"In principio non fu il Verbo per me, ma il dolore. In principio era il dolore, e il dolore era presso di me, e il dolore era me. Costituì la totalità della mia coscienza nascente. Non conobbi quasi null'altro. Mi è stato detto che quad'ero in fasce piangevo per reclamare non il latte di mia madre, ma sollievo dal dolore."

Così, per Peppe, il credo gnostico sembra la giusta risposta a tutto questo dolore: la vita terrena è l'inferno. Il mondo è stato creato dal demonio. La vera vita e la luce sono oltre questa misera esistenza. Fuori da un corpo storpio e deforme.
So già che la prossima volta che mi ritroverò a Roma, a passeggiare per Trastevere cercherò di vedere con gli occhi dell'immaginazione brandelli di questa storia; so già che cercherò Peppe, il nano gnostico.

Memorie di un nano gnosticoultima modifica: 2006-08-02T15:59:31+02:00da kjria
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8 pensieri su “Memorie di un nano gnostico

  1. eh he tutto il mondo è paese e Roma è “caput mundi”, non c’è quindi nulla da meravigliarsi. Ma un passo mi ha solleticato la memoria: “Confessò persino pratiche sessuali con una vacca, cosa che nessuno gli aveva chiesto, e che tutti rimasero piuttosto sorpresi di sentire; ad ogni modo, il fatto venne giudicato irrilevante”. già ma non è successo poco fa che in un giudizio per stupro ad una minore da parte del convivente dalla madre, la pena fu ridotta perchè la ragazza non era già piu vergine al momento dei fatti? ummm c’è qualcosa che…

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