Gülümse

Certi ricordi mi piombano addosso inaspettati e improvvisi come temporali estivi. Emozioni dimenticate tornano ad invadermi il cuore come fossero alta marea. Mi ritrovo fradicia. Qualcosa pulsa in fondo agli occhi. In fondo alla gola. Voglia di ridere, di urlare, di  mordere.
Belgio 1992. Il mio primo campo di lavoro all’estero, con una comunità islamica. Avevo 20 anni. L’aereo, il treno, Lokeren e il suo fascino fiammingo. Sono uscita nella piazza della stazione invasa dal sole e mi sembrava di sognare. Poi, il lavoro intenso, le difficoltà con la lingua, i colombi che entravano nella stanza polverosa dove dormivamo su materassi ammassati uno vicino all’altro, i rintocchi della campana della chiesa vicino al centro, il té senza zucchero, la cucina turca, la birra belga, Pasi (il mio stupendo amico finlandese – kissa!), Tyra (la mia  intraprendente amica norvegese – The queen and the soldier in cima ad un’impalcatura), Linda (la mia tenera amica americana), Karin (la mia folle amica belga), Alex (il mio impacciato amico spagnolo), Asli – senza puntino sulla i – (la mia coraggiosa amica turca), Dirk (il mitico responsabile di campo che preparava crêpes divine per colazione), la vernice, i mattoni, le oche in riva al fiume, Brugge, Gent, la festa, i balli, i giochi tutti ubriachi fradici, che non riuscivamo a smettere più di ridere… i Sezen Aksu… Gülümse.
Adesso sembra un’altra vita, quella; sembra un’altra me.

Gülümseultima modifica: 2006-09-12T15:44:49+02:00da kjria
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