3 ottobre

Oggi sono stata molto egoista. A volte è meraviglioso concedersi di esserlo.
Qui sembra che sia tornata un po' d'estate. Fa caldo. C'è un sole favoloso. Il cielo blu intenso.
Martedì finisco prima a scuola. Alle 11 sono libera. Così, ieri mi sono detta che sarebbe stato bello poter andare a mare dopo le lezioni. Però, poi, al freddo della sera e al pensiero di tutte le cose da fare, ho cambiato idea.
Ma.
Stamattina, alle sei e mezza, suona la sveglia. Ho dormito d'incanto. Mi sveglio nel mio lettone morbido con un sorriso. Tiro su le tapparelle mentre sbadiglio pigramente. Fuori c'è un paesaggio avvolto in una morbida foschia a darmi il buongiono. L'orizzonte azzurro è tinto di rosa oltre gli alberi di ulivo, i trulli e le case sparse nel verde. Il sole non è ancora sorto completamente. Oggi farà bello, mi dico. Mi preparo il té, metto su Simple things degli Zero7 e faccio la doccia. Prima che esca di casa il sole è già abbastanza alto in cielo e diffonde una calda luce dorata tutt'intorno. E' un attimo. Prendo la sacca del mare e il costume da bagno. Non si sa mai. Potrebbe venirmi voglia di fare un salto in spiaggia.
In macchina ascolto Grounding di Langoth e quando arrivo nei pressi della "mia" masseria (quella dove anticamente venivano allevati i cavalli per i dogi di Venezia), il cuore sussulta di piacere, come un singhiozzo. Le colline sinuose sono bagnate da una nebbia vellutata e brillano. Oltre la coltre, il sole splende in un cielo azzurrino, ancora macchiato di rosa.
Arrivo a scuola che sono ormai decisa. Alle undici vado a mare. Al diavolo tutte le cose da fare. Come diceva Vitilio Masiello, il mio esimio professore di lingua e letteratura italiana all'università, "Mai perdere il tempo da dedicare a noi stessi. Quello non torna più." Una volta andato, è andato per sempre. Non c'è modo di recuperarlo. Altrimenti detto, carpe diem, no?
Ore 11. La campanella suona per tutti. Alunni inclusi. C'è un'assemblea sindacale per gli insegnanti stamattina. Roba che m'interessa. Ci sarei andata. Ci vado sempre (o quasi) alle riunioni sindacali. Ad una mia collega dico che non posso andarci perché ho delle "cose da fare". Supero un gruppo di miei studenti con un pallone in mano che mi salutano "Ciao professoressa!" "Ciao!", rispondo io. "Bella giornata per una partita a pallone, eh?" E loro: "Bellissima!" Alzo il passo e penso: "E che giornata per andare a mare!" Il sole è caldo caldo. Mi metto in macchina e parto.
Mentre mi dirigo verso la località di mare, la mia caletta, mi vedo già in acqua e pregusto il piacere delle sensazione del mare sulla pelle.
Sono in spiaggia in poco meno di mezz'ora. Spiaggia quasi del tutto deserta, fatta eccezione per un tipo a pochi passi da dove mollo la sacca, una coppia giovane sullo scoglio piatto vicino alla spiaggia e un'altra coppia un po' più in là sugli scogli che delineano l'insenatura profonda della cala. L'acqua è cristallo liquido, trasparenza infinita. Mi cambio in spiaggia (chi se ne frega del tipo steso lì vicino) e vado a mettere i piedi nell'acqua per saggiare la temperatura. Mmmm. Freddina. Ma è troppo bella. Prendo gli occhialini ed entro decisa. Cammino fino a che l'acqua mi arriva alle anche. Poi calo gli occhialini e mi tuffo. Brivido! Di freddo. E di piacere. Torno su e nuoto, nuoto, nuoto fino a quando mi sento il cuore che batte forte. Allora mi fermo e, a pancia in su, mi godo l'attimo.
E poi nuoto ancora per un altro po' ma non posso restare molto in acqua. Fa freddo e le orecchie cominciano a farmi male. Esco a stendermi al sole. Che non scotta, non brucia. Riscalda soltanto e mi avvolge. Quasi mi addormento mentre mi lascio cullare dallo sciacquio delle onde e dal loro gorgogliare nelle insenature fra gli scogli e il frusciare delle canne alle mie spalle.
Ah, se durasse! Se tutto questo potesse ripetersi la prossima settimana e quella dopo e quella dopo ancora. C'è qualche scuola che ha bisogno di me in qualche atollo della Polinesia?

3 ottobreultima modifica: 2006-10-03T15:07:00+02:00da kjria
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