Fatto in casa

Mi è spesso venuto in mente di cercarla e riascoltarla nell'ultimo periodo. Ma poi dimenticavo di farlo. Ieri, invece, l'ho cercata e l'ho trovata. E' una cassetta Sony da 40 minuti. Di quelle con la custodia piatta. E' una cassetta che ho registrato nel corso di due anni (e c'è ancora del nastro libero sul lato B): 96 – 97. Circa 10 anni fa. La copertina è un guazzabuglio colorato che ci feci io con i colori ad olio. Sul nastro, invece, ci sono un paio di brani musicali incontaminati (Slowdive, CSI). Il resto è roba mia. Canto, suono, racconto. Quelle melodie (se così possono essere definite), quasi tutte malinconiche e ripetitive, le ricordo ancora ma non sarei più in grado di suonarle alla chitarra. La mia chitarra! Quasi sempre scordata, con il segno salato di una lacrima sulla curva della cassa, a memoria di uno degli anni più bui che riesca a ricordare della mia giovane esistenza. C'è anche un racconto di zio A. registrato lì. Un aneddoto molto divertente che sono contenta di aver rubato al tempo.
L'ultimo pezzo del lato A s'intitola C'è un luogo. E lo adoro. L'accompagnamento musicale è affidato ad un pezzo enigmatico tratto da una sonata per violino e violoncello di Ravel. Io racconto in maniera appassionata una mia visione, una cosa che mi porto dietro da quando ero bambina, una sensazione strana. La musica di Ravel era giustissima per il mio racconto e io ricordo che feci un mucchio di prove perché le note si adattassero alla storia enfatizzandone i diversi momenti. Nella registrazione, a volte inceppo, altre volte parlo così in fretta che non si capisce bene quello che dico ma il risultato, in ogni caso, è buono e, all'epoca, ne ero molto soddisfatta.
Ho anche raccontato un paio di sogni bizzarri che ho trasformato in storie surreali.
Poi c'è un pezzo, il secondo del lato A, di cui ho scritto musica e testo. Praticamente declamo mentre suono la chitarra. Una cosa tristissima ma che trovo comunque molto intesa ancora oggi. Eccola qui:

Versatemi acido solforico nelle pieghe della mente
perché non voglio ricordare il sapore marcio
che avevano i colori ieri.
Lasciatemi dormire
fra le stelle cieche
della mia intima intima notte.


La bellezza è razzista.

Fatto in casaultima modifica: 2007-02-09T10:58:59+01:00da kjria
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Un pensiero su “Fatto in casa

  1. eccomi pronto a rispondere alla chiamta. Leggo… sicuramente tutto è a posto ora. Ma come canti? Mi piacerebbe ascoltarti e leggere quei raconti, posso crrcare Ravel nella mia fornita disocteca, magari c’è quel pezzo e così metterlo sul giradischi per creare l’attosfera che volevi tu.

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